My heart is breaking just for you

parte 4

di angie

 

Gemo inarcando il busto ad una suzione più rude e com’è iniziato tutto finisce. Riaccompagna delicato la mia gamba sul letto intanto che ansimo leggermente per riprendere fiato dopo l’ultima fitta. Mi osserva stupito, se non temessi di essere ridicolo direi quasi insicuro, ma non importa ora, voglio solo sorridergli e spero che non mi esca una smorfia per la spossatezza. Evidentemente il mio corpo collabora perché le sue pupille si dilatano impercettibilmente.
Mi passa le nocche sulle labbra soprapensiero.
“Non hai mai avuto paura. Nemmeno un attimo…”
Gliele inumidisco con la lingua lasciando che scivolino appena all’interno per attirare la sua attenzione.
“Perché?”
C’è il mondo in quell’unica parola. Piega la testa lasciando che i capelli gli piovano sul viso.
“Perché eri tu.” Lo bisbiglio appena.
Quando torna a guardarmi c’è orgoglio sul suo viso, e rispetto. Jean-Claude è fiero di me: per la prima volta forse sono qualcosa di più del suo lupo. Qualcuno che vale la pena tenere accanto perché si desidera non solo perché si possiede.
Scuote la testa e i fili neri scorrono indietro lungo il collo e il mio corpo per quanto provato non può restare indifferente.
“È davvero tutto a posto?” Sembra non capacitarsene.
Mi schiarisco la gola per ritrovare del tutto la voce.
“Sicuramente abbiamo stabilito che nonostante tutto non sono masochista: preferisco decisamente il buon vecchio collaudato sistema che mi lascia con le ginocchia tremanti. Ma a parte l’ingiustizia di far godere solo te cos’ha di tanto strano? C’è gente che dona il sangue senza tutti questi problemi, e un grosso ago non fa certo meno male.” Scherzo mostrandomi esageratamente sconcertato.
Inarca un sopracciglio. “Vedo che le forze ti stanno già tornando.”
Sogghigno malizioso, e mi sollevo sui gomiti fino ad arrivare al suo viso; mi allungo e insinuo la lingua sulle labbra ancora sporche di rosso.
Il mio voleva essere un gesto scherzoso, compiuto altre mille volte, ma mi afferra alla nuca e mi tiene a sé, senza chiudere gli occhi, senza nemmeno battere le ciglia, ancora spoglio di ogni magia, e mi apre la bocca con la sua. Mi bacia: sensuale ed appassionato, non più per il sangue, non per il potere, solo per il desiderio. Nelle mie orecchie esplodono i fuochi d’artificio e nel mio stomaco brucia la bestia, schiava del suo tocco quanto lo sono io.
Mi trasformerei in lupo per rovesciarmi ai suoi piedi e farmi grattare la pancia, ma la sua mano mi solletica un fianco e prosegue verso il basso, stuzzicando la piega tra le natiche senza veramente aprirla, afferrando poi una manciata di carne, impastandola, tormentandola, e sono felice di essere uomo. Mugolo nella sua bocca, lui si scosta e ride. Ride davvero con tutto il viso, occhi compresi: è un’immagine che vorrei imbottigliare e tenere per sempre.
Proprio mentre lui ride, così bello, vitale e felice, un groppo mi chiude la gola e come un idiota lagnoso inizio a piangere, vinto dal quest’altalena di emozioni. Prima qualche luccicone sommesso, poi frigno sempre di più, senza potermi trattenere. Vorrei prendermi a calci da solo per questo infame tempismo.
Dopo aver ottenuto di vederlo davvero spensierato, rovino tutto con questa crisi isterica. Quando vergognoso, inizio a ritrarmi per risparmiargli il pietoso spettacolo, lui mi stringe di più e senza smettere di sorridere mi lecca le guance ripulendo ogni lacrima appena sgorga, e sta lì paziente consolandomi in attesa che passi.
Questa dolcezza mi strazia.
Con cristallina chiarezza mi rendo conto che non mi importa nulla di cosa accadrà dopo, che non importa nulla di niente in questo momento, qui in questa stanza: non a me, ma nemmeno a lui, non più. Non è più il Master di Saint Louis e io non sono più un Lukoi dei Thronus Rokke al suo servizio, siamo solo lui ed io, spogli di tutto.
Avverto anche con certezza che con nessuno è più stato così da moltissimo tempo, forse addirittura da quando è diventato vampiro.
Senza altri pensieri lo abbraccio e lo bacio cercando la sua lingua che non si fa pregare, ha il gusto del sale delle mie lacrime quanto prima aveva quello ramato del mio sangue. Sono io solo il suo mondo adesso.
Prende il sopravvento del bacio e contemporaneamente mi adagia sul materasso stendendomisi sopra. È eccitato quanto me, se io però mi lascerei pervadere dalla frenesia di questo desiderio così a lungo represso, lui sceglie di giocare con il languore e la sensualità.
Mi sfiora con tutto il corpo e io affondo le unghie nelle sue spalle, elettrizzato; mi mordicchia la mascella e io ricambio graffiandogli la schiena già segnata dalle cicatrici della sua vita mortale. Sfregi compiuti da mani umane che sono l’unica imperfezione a macchiare la sua bellezza sublime ed angelica. Non riescono ad intaccarla però, anzi la esaltano ulteriormente, alzando un velo sulla sua fragilità e sulla sua forza.
Mi sfiora, mi tocca e mi fruga e io mi concedo alle sue dita, ricambiando quante più carezze possibili.
In questo momento non ho ben chiaro chi possiede chi, perché di certo non mi sento suo servo ora. Desidero baciarlo, morderlo, divorarlo quasi, perché non vada più via lontano da me e non mi privi della sua fiamma. È morto eppure è l’essere più vivo e vivido che possa esistere. Gli allaccio le gambe alla vita, si lascia imprigionare assecondandomi, vezzeggiando il mio sesso con tocchi sfuggenti. Voglio approfondire il contatto tra di noi ma lui maligno continua a giocare come il gatto col topo, e io non resisto più, gli affondo i denti nel lobo, strappandogli un lamento.
“Basta Jean-Claude, non ce la faccio più!”
Infila due dita dentro di me, e il mio corpo di licantropo che ogni volta torna integro, si tende e si ribella.
“È questo che vuoi?” Mi provoca sfregando la tenera pelle dall’interno fino a trovare quel che cercava.
Sussulto: forse un po’ masochista lo sono perché impazzisco di desiderio mentre piacere e dolore si agitano nel mio essere. Non mi bastano le sue dite, non mi basta avere qualcosa di lui: voglio tutto. Lo voglio subito!
Lo afferrò, e posso dire che il mio sangue non è andato sprecato: è gonfio, duro, e caldo. E vellutato... E umido… Quando solleva la testa a guardarmi voglio che veda le mie intenzioni scritte su tutta la mia faccia, socchiudo le palpebre e lo guido verso di me.
“Prendimi ora.”
È un ordine il mio e stavolta è lui ad ubbidire a me. Toglie le dita ed incatenando i miei occhi affonda. Il suo viso si offusca, grido di dolore ma continuo ad attirarlo a me, fino infondo.
Restiamo un attimo immobili.
“Sei mio!” sibila con la prima spinta. “Mio.” Ansima.
“Tuo.” Gli rispondo prima di lasciargli consumare la mia bocca.
Rotoliamo sul letto, e potrebbe quasi sembrare una lotta la nostra, tanto la bramosia ci ottenebra. Seguo il suo passo, incontrando ogni colpo, cercando di farlo impazzire come lui fa con me, ma ogni istante diventa più difficile resistere
Non riesco più a pensare, posso solo gemere roco e confuso stringendolo tra le braccia. In una piccola parte del mio cervello percepisco il potere che ci sta avvolgendo ed è sconvolgente, ma l’unica cosa che conta davvero è la creatura inebriante che mi sta possedendo senza lasciarmi raggiungere l’apice, cambiando ritmo e sussurrandomi vezzeggiativi all’orecchio di tanto in tanto.
“Jean-Claude, non resisto più…” boccheggio infine sperando di convincerlo a concludere questa meravigliosa tortura.
“Non resistermi allora.” Mi soffia le parole nell’orecchio, me le ripete sulle labbra.
“Non resistermi.”
E io cedo: lascio che prenda completamente il controllo affidandomi a lui che sta usando il mio corpo come un violino, pizzicando tutte le corde con destrezza. Mi fa gemere, mi fa ansimare, mi fa impazzire e non mi rendo conto che in questo modo lascio spazio alla bestia. D’improvviso sommerso dal piacere che mi sta procurando percepisco i cambiamenti che stanno avvenendo in me.
La mia pelle sta per strapparsi, le ossa per scomporsi e riassestarsi in un ordine mostruoso: l’orrore mi sommerge d’un colpo. Sto per trasformarmi: ho perso il dominio del mio corpo e quindi il lupo sta affiorando. Freneticamente cerco di scostare Jean-Claude, non posso pensare che si ritrovi a fare l’amore con una bestia, so cosa si prova e non tollero il pensiero che per colpa mia accada anche a lui.
“Jean-Claude lasciami, sto per trasformarmi, non posso impedirlo…” Nessuna confessione mi è mai costata tanto, ma più aspiro il suo profumo, più lo avverto muoversi dentro di me, più l’ululato del lupo invade le mie orecchie.
“Va tutto bene Jason, non preoccuparti…” ansima, la guancia arrossata contro la mia, poi quando i miei denti sono sul punto di trasformarsi in zanne orribili, avverto la sua bocca sulla mia. Cerco di resistere ma mi spinge ad aprirla, metà blandendomi metà forzandomi. Quando vince attira la mia lingua nella sua e mi morde, avverto la puntura dei canini alla base del cranio e il potere della mia bestia fluisce. Un istante dopo un sapore diverso emerge: quello del suo sangue, me lo offre come pegno, prendo a succhiare inebriato, il lupo domato da questo gesto viene soggiogato di nuovo, lasciando dietro solo un’ondata ancora più viscerale di eccitazione.
Pochi istanti e strattono la testa all’indietro urlando e urlando senza interruzione, mentre un piacere mai provato prima mi dilania e l’orgasmo esplode così violento da farmi quasi perdere i sensi. Mi stringo a Jean-Claude che forza nel mio corpo ancora un paio di stoccate, poi trema violentemente sciogliendosi dentro di me in un calore che credevo impossibile per un vampiro e che prolunga ulteriormente gli spasmi. Lui cerca di nuovo le mie labbra per mischiare l’aspro dei nostri gusti, continua a vibrare, e contemporaneamente mi stringe i fianchi così forte da lasciarmi i lividi: è un bene perché è l’unica sensazione ad ancorarmi alla realtà.
Si può impazzire e morire per una gioia tanto grande.
Mi tiene sotto di sé mentre torniamo pian piano alla normalità e io continuo a sfiorargli il corpo con piccoli baci. Quando il respiro ritorna infine regolare, si gira su un fianco tirandomi con sé e mi guarda, intensamente.
“Ti amo Jean-Claude.”
L’ho detto prima ancora di pensarlo. Per un attimo il panico mi assale e vorrei rimangiarmelo, prima che lui possa rispondere qualsiasi cosa, ma mentre l’eco delle parole si spegne un senso di libertà e pace mi pervade. Qualunque cosa lui mi dica o faccia, io continuerò ad amarlo, oggi, domani e sempre, perché questa è la mia scelta e non me ne pento.
Poso la testa sul suo cuore e chiudo gli occhi.

 

*fine quarta parte*