NOTE: Dario e Renè sono miei personaggi,
da cui non guadagno nulla. E' una fic decisamente triste (ma dopo tutto è
il mio forte!) e non aspettatevi chissà che!
Lettera
di Dhely
Esistono sogni che sogniamo ma che non sono i nostri, che non ci
appartengono, che prendiamo in prestito da chissà dove, che rubiamo a un
soffio che entra all'improvviso dalla finestra socchiusa, che troviamo in
un raggio di sole, o in una melodia udita in mezzo al traffico caotico
dell'ora di punta. O si trova come per caso nel silenzio irreale che
aleggia sulla campagna, d'estate, insieme al sole e al rumore che fa la
natura a crescere. Oppure, ancora, che si vede riflesso in un paio d'occhi
più luminosi d'un sole, e non importa se essi ci guardino o no, basta
l'idea di quel sogno scolpito in quelle iridi.
Viviamo a volte vite invisibili, che sono un nulla di fronte al mondo, ma
che dentro di noi sono *il* mondo, un universo intero di emozioni,
sensazioni, pensieri, forza e morte.
E quando, di tutto questo, ci fermiamo a pensare, e decidiamo che è tutta
una follia, che non esiste un mondo al di fuori di quello che viviamo
quando apriamo gli occhi la mattina, di quello che abbiamo sotto i sensi,
che ciò per cui pare che il nostro cuore batta non ha senso e che siamo
troppo sciocchi a credere ancora nelle favole in un'età in cui la ragione
avrebbe dovuto insegnare bene come è il mondo, il *vero* mondo . .
Ebbene, in quel momento il sogno che è diventato universo dentro di noi
ci scappa dalle dita, e scivola, ritornando ad essere ciò che era, luce
di luna o rumore di acqua corrente, silenzio trattenuto in un respiro
soffocato o un clacson che suona.
Ho scoperto che siamo noi ad allentare la presa, e tutto finisce,
languendo in polle d'oro fuso che sono le lacrime della nostra anima.
A volte succede, a volte non siamo noi a creare la nostra vita, ma
succede, improvvisamente, che ti si apra un mondo nuovo davanti agli
occhi, le infinite possibilità che ti si dispiegano davanti conoscendo
un'altra persona diventano concrete, e c'è come un filo d'oro che ti si
svolge davanti e ti chiama, chiedendoti di seguirlo.
Ma siamo noi a scegliere cosa fare.
A volte siamo noi la causa dei nostri mali, siamo noi che decidiamo di non
essere felici e, scientemente, decidiamo. Decidiamo cos'è meglio, perché
si può anche non essere felici, no?
Non è un peccato non esserlo.
Il mondo è pieno di gente infelice che si bea della propria vita infelice
e magari non si accorge neppure della meschinità in cui sta perdendo il
proprio tempo.
Il fatto che io, invece, ne sia consapevole dovrebbe cambiare tutto.
Invece non cambia nulla.
Sai, credevo che bastasse.
Credevo che bastasse amarti, bastasse il nostro sentimento a tenerci
insieme, a farci affrontare il mondo.
Credevo tante cose, ma mi sono scordato che bisogna *volerlo* prima di
riuscire a lottare, e a vincere . . o a perdere, perché, hai ragione tu,
in certi campi non importa il risultato, importa provarci.
E provarci.
E provarci.
E ad ogni sconfitta, ad ogni caduta, rimettersi in piedi e stringere i
pugni, e sollevare gli occhi al cielo e vedere lassù riflesso quel sogno,
ciò per cui vale la pena faticare, e piangere, e non cedere. Non cedere
mai.
E non dar retta a quelli che parlano di destino, perché è vero, forse il
fato esiste, ma se è il cuore che importa, e non il risultato, che
importa se riusciremo a concretizzare ciò che desideriamo? E infatti non
importa. A me non è mai importato.
No, neppure ora m'importa.
Non voglio mentirti.
Non ti dirò ciò che non ho mai sopportato sentirmi dire: non è vero che
non ti merito, che tu sei troppo per uno come me, non ti dirò che non
voglio farti soffrire perché lo *so* che soffrirai, almeno quanto soffro
io.
Io non ce la faccio.
Semplicemente.
Sono stufo di doverti indicare come 'mio amico', sono stufo di dover
trattenermi quando ho voglia di baciarti, sono stanco di riflettere ogni
frase che dico di te di fronte ai miei genitori, ai miei parenti, per non
farmi scappare nulla.
Non riesco più a far finta di nulla, a inventare uscite con ragazze
inesistenti per avere un paio d'ore da solo con te. Tu che dovresti essere
il mio migliore amico, tu che tutti sanno che sei sempre con me, che ci
conosciamo da anni, che siamo come *fratelli*.
Palle.
Sono stufo di tutte queste scene. Sono stanco di fare finta di essere ciò
che non sono.
Sono stanco di 'sarà che non ho ancora trovato la ragazza giusta..'; ' .
. sono ancora giovane!'. .'..ma a quest'età ho solo voglia di divertirmi.
. '
Non ho mai avuto pazienza, e tu lo sai.
E questo sogno è troppo bello, ma non basta perché io decida di
sacrificarvi la mia vita.
Non ce la faccio.
Non ne ho più voglia.
Non è per te, non hai fatto nulla di sbagliato, sono io che non . . non
ne ho più la forza.
E' un addio?
Sì, lo è Dario.
Vorrei poterti dire che ti amo e ti amerò sempre, ma a leggerlo tu
t'arrabbieresti ed avresti ragione, per cui non te lo dico. Tanto lo so
che lo sai.
Null'altro.
Addio.
Tuo
Renè.
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