Il peccato degli angeli

di Gyh


 

-         Lasciami in pace, Nicolaj.

Ti dico, con voce sprezzante, con uno sguardo duro, freddo. Non accetterò rifiuti. Ma tu non vuoi capirlo. Forse non lo capirai mai. E quando finalmente ti arrenderai all’ingannevole evidenza che i sentimenti che provavo per te erano solo finzioni, magari te ne andrai e mi lascerai da solo, come sarai convinto che voglio e non capirai mai, non saprai mai. Ma è meglio così. È per te che lo faccio. Per salvare la tua anima, la tua dolcezza, la tua purezza, per far sì che tutto ciò che amavo in te non vada distrutto dalla mia perversa gioia di averti vicino, nel sapere che ti sono indispensabile… io ti devo lasciare. Perché tu non sappia mai ciò che i tuoi genitori vogliono e pensano. Perché tu possa continuare a crogiolarti in un sogno di illusioni, infantilismo e felicità.

Perché ti amo, cazzo! Cazzo, cazzo, cazzo!

E tu non mi ascolti. Sei sempre stato testardo e ostinato. Perché mi sono innamorato di te? Beh, forse è anche per questo. Questa tua gioia, questa tua vivacità… se ti stavo vicino avevo come l’impressione di sporcarti, ma se mi allontanavo da te, era come se un buco nero dentro di me si aprisse per risucchiare tutto ciò che provavo e sentivo freddo, la solitudine mi ghiacciava le ossa e allora tornavo accanto a te, maledizione, a cercare di raccogliere le briciole della tua meravigliosa anima. Dio, Nicolaj, non so come farò senza di te, quando ti sarai arreso e varcherai quella soglia, magari sbattendo la porta con furia, oppure lasciandola aperta, come per dimenticanza, perché il mondo ti volta le spalle e ti ferisce e a te non rimane più niente a cui aggrapparti. Scusami, Nicolaj, perché so che soffrirai e piangerai. Ma non è per me che accetto di bere questo veleno. Non è per me che ti accoltello, nonostante avessi finto di aver gettato il pugnale. Dio mio, che farò senza di te, Nicolaj? Morirò, lo so, mi deteriorerò. Mi suiciderò? Non lo so e adesso come adesso non mi interessa… se lo farò so che sarà una liberazione, ma forse sarò capace di resistere alla tentazione della morte e della fuga da questo mondo che non può sopportare di vederci insieme, solo per te e per il tuo bene, perché il tuo cuore non vada in frantumi come sta facendo il mio, perché so che mi ami e soffrirai della mia morte e capirai che l’ho fatto per te e che i sentimenti che ti dimostravo prima non erano fittizi, e allora cadrai in un baratro senza fine fatto di buio e sensi di colpa per essertene andato e avermi creduto. Scusami, Nicolaj, ma ti amo troppo per lasciare che tu vada alla deriva insieme a questo mio cuore impuro. Perché so di non meritarti, anche se tutto ciò che provo può riempire il mondo e crearne uno nuovo. È per un amore simile al mio che Dio ha creato la Terra? Non deve essergli stato poi difficile, ma lo odio, con tutta l’anima, perché ci ha marchiati col peccato, perché ci separa e ci giudica…

     -   Solo quando mi avrai spiegato. – ribatti tu, con gli occhi fiammeggianti.

Rivedo i tuoi occhi, così rabbiosi e decisi adesso e li tramuto nel profondo lago di dolcezza e desiderio in cui si tramutano quando facciamo l’amore. Scusami, non ti ho nemmeno mai lasciato essere la parte attiva del nostro rapporto, ma lo sai che detesto il dolore fisico. Eppure tu l’hai sopportato, per me. Una lacrima è sfuggita al tuo controllo, da quanto era grande e lancinante il dolore che provavi, eppure ti sei rilassato e mi hai assecondato e alla fine ti era piaciuto ed eri venuto poco dopo di me. Te lo ricordi, Nicolaj? La nostra prima volta… due settimane e tre giorni dopo che ci eravamo messi insieme. Era la notte di Natale. Ci eravamo dati i nostri regali e ci eravamo baciati… e io ti avevo accarezzato, tu mi avevi seguito, senza rendercene conto ci eravamo spogliati, in fretta e furia, fino a rimanere completamente nudi sul mio letto. E allora ci eravamo guardati negli occhi, eccitati e ansimanti, negli occhi.

-         E adesso? – avevi fatto, con gli occhi accesi di curiosità e di desiderio e di inconsapevolezza. Beata ignoranza.

So bene che non eri poi così impreparato. Semplicemente, volevi sapere chi sarebbe stato il passivo e chi l’attivo. E avevi dato a me la scelta. E allora ti avevo sorriso, con quanta più dolcezza che potevo, avevo allungato un braccio e con delicatezza avevo passato le mie dita tra i tuoi bei capelli castani, morbidi, sottili… mi manca tanto il poterli toccare, Nicolaj. Tu continuavi a fissarmi negli occhi, mentre ti accarezzavo la testa e alla fine avevi chiuso gli occhi, quasi facendo le fusa come un gatto, strusciandoti, abbandonandoti alla mia mano. Ti fidavi di me, tesoro mio. Vedi a che cosa ti ha portato questo?

-         Adesso viene il bello. – ti avevo risposto, prima di sporgermi a baciarti.

Mi piacevano, le tue labbra, rosee e succose. Delle mele, per me. La mela del peccato. Una volta te l’avevo detto e tu avevi riflettuto un po’, prima di chiedermi, con lo sguardo di un bambino e il candore di un angelo, chi di noi due sarebbe stato Adamo e chi Eva. Subito ti dissi che sarei stato io Adamo perché ero l’attivo e che tu al massimo saresti potuto essere Evo. Mi lanciasti addosso il cuscino del divano. Come potrei dimenticarlo? Gli occhiali da sole che mi aveva regalato mia madre anni prima, quelli di Versace, costosissimi, me li avevi rotti in quell’occasione.

Dopo averti baciato, facendoti stendere bene sotto di me, ti avevo baciato, succhiato, mordicchiato, imprimendoti bene dei succhiotti evidenti come mio marchio personale, perché tutti sapessero che eri già occupato e che nessuno doveva neanche pensare a toccarti. E tu, sotto di me, mugolavi e ti stringevi a me e mi passavi le mani tra i capelli. Sussurravi parole dolci, come se mi stessi ringraziando per quello che ti facevo provare. E poi cominciai a prepararti per la mia invasione. Infilai prima un dito nel tuo ano, palpando bene il tuo sedere morbido, candido, poi due dita e a te faceva un po’ male, cavolo, non ti piaceva, poi ti sei abituato e allora cominciò a farti provare un certo brivido… e alla fine gemevi e ti contorcevi sotto di me, ti spingevi contro quelle dita… e quando le sostituii con il mio membro, beh, ti fece un male cane. Urlasti, quasi e ti sfuggì quella lacrima.

E adesso, sto di nuovo per farti piangere. Ma questa volta non ci sarà una consolazione, dopo, non ci saranno le mie mani e le mie labbra ad accarezzarti, la mia presenza a consolarti. Perché sto per lasciarti, Nicolaj, per quanto io possa soffrire.

     -   Cosa vuoi che ti spieghi? Che non ti amo? Che è stata tutta finzione? Ti ho preso per il culo, va bene?! Esci da qui e lasciami in pace!

Te lo urlo in faccia con tutto il disprezzo che posso chiedere in prestito dalla mia ipocrisia, mentre il mio cuore innamorato mi sputa in faccia. Tu spalanchi gli occhi. Sei sorpreso. Sì, Nicolaj. Il tuo dolce, amorevole ragazzo ti sta mollando. Il ragazzo che ti diceva di amarti e di non desiderare altro che la tua compagnia per essere felice, ti sta dicendo di aver fatto finta di amarti solo per avere qualcuno da sbattere sul letto e fottere, ogni tanto. Ti fa male, Nicolaj? Perché sappi che ciò che provi tu non è niente in confronto al dolore che mi sta uccidendo, Nicolaj. E scusami se uso così tanto il tuo nome, Nicolaj, ma è diventato un ossessione, l’unico appiglio al quale mi posso aggrappare per evitare che la mia mente si spezzi e la mia sanità mentale sparisca completamente. Perché se succedesse, Nicolaj, ucciderei entrambi. Dio, Nicolaj, credimi e non costringermi a ripetere queste bugie, ti scongiuro!

-         Ho… capito.

Un mormorio sommesso, mentre chini la testa, un sorriso forzato, tirato. Non vedo i tuoi occhi. Ti volti, corri fuori dal mio appartamento, dalla mia vita. Per sempre. Mi mancherai, Nicolaj. Sento la porta sbattere pesantemente e i tuoi passi veloci giù per le scale. non correre, imbranato come sei potresti farti male… e io voglio morire. Senza di te, che cosa mi rimane in questo mondo? Ho qualcos’altro per cui vivere? Perché questo silenzio improvviso mi tortura e voglio distruggerlo, voglio renderlo un ammasso di cenere e polvere come è adesso il mio cuore… solo tu potevi salvarmi, Nicolaj. Ma io ho salvato te. Perché ti amo.

E adesso sei sull’aereo per l’America insieme ai tuoi genitori. E io non ti vedrò mai più. Mai più.

Cado sul pavimento freddo. Sono appena uscito dalla doccia e indosso solo i pantaloni, sono fradicio, ci sono le finestre spalancate ed è autunno. Fa un freddo cane. Spero di morire congelato… Nicolaj… perché? Perché i tuoi genitori ci castigano in questo modo, perché sono nato se non posso starti accanto senza che questo venga considerato un peccato mortale e la gente ci additi e ci odi? Mi sdraio sulle piastrelle gelide, nella posizione di un Gesù crocifisso e con le gambe divaricate. Chiudo gli occhi. Ma non riescono a trattenere le lacrime. Perché ti ho perso, Nicolaj, per sempre, nonostante tu fossi tutto, per me.

Singhiozzo, sempre più forte, mi mordo le labbra fino a che non sento il sapore del mio stesso sangue. Metallico, dolce… non come me. Questi sono stati i mesi più felici della mia vita, ma è per te che ho deliberatamente scelto, senza nemmeno chiederti cosa ne pensavi, senza considerare il tuo parere e il tuo amore per me, di mandare tutto a puttane.

Il mio sole è scomparso… cala la notte, il sipario delle tenebre e del sonno si chiude su di me, sulle mie membra infreddolite, gelide… morirò qui? Adesso? Lo spero tanto…

 

Nicolaj

Mi ha lasciato.Victor mi ha lasciato. Sto morendo. Le sue parole mi colpiscono al cuore, delle stilettate crudeli e prepotenti che lacerano la mia pelle e trapassano la mia carne, spezzano le mie ossa. Credevo che mi amasse. Ne ero certo. Era lui ad assicurarmelo. Per cui è decisamente… inaspettato il fatto che lui mi dica che per lui sono stato solo una puttanella da scoparsi. Anche perché io non ho una figa in cui metterlo. E non pareva neanche che gli dispiacesse. E sembrava così sincero quando diceva di amarmi, quando mi accarezzava i capelli e diceva che ero tutto per lui… e ci sono cascato. Perché l’unico innamorato sono io. E mentre corro giù per le scale vedo la mia vita che mi passa davanti… e la mia vera vita consiste nei mesi che io e Victor abbiamo passato insieme, per il resto è solo un nebuloso ammasso di niente. Victor. Perché? Non potevi dirmelo subito che ciò che desideravi era solo un buco in cui sbatterlo? No, dovevi illudermi, strapparmi il cuore… mi odi, adesso? Non lo so, ma continuo a correre. Perché devo fuggire da questo dolore… come se potessi lasciarmelo alle spalle… dio mio… ti odio, Dio! Come hai potuto togliermelo?! Credevo di essere felice, credevo di poter avere una cazzo di speranza di gioia in questa vita! E tu me l’hai tolta!

Ma io… non voglio perderlo… singhiozzo. Toh, sto pure piangendo… come si vede che sono io la parte passiva della coppia… lui non piangerebbe mai per me. Anche perché non mi ama. Perché? Perché?

Mi fermo. Lo lascio così? Lo abbandono? Da solo?

È lui che mi ha abbandonato e lasciato da solo!

Però, adesso… io voglio stare con lui e… abbracciarlo, convincerlo, amarlo…

Ma lui non vuole me!

Non mi importa… non è necessario… io… lo amo.

Mi volto e comincio a correre da lui, lo rivoglio per me, anche se per lui sono solo una puttana, non mi interessa, cazzo, solo stargli vicino! Corro più veloce che posso, maledizione, lui deve… deve… non lo so! Ma lo amo troppo, non posso pensare, non ci riesco perché tutto ciò che avevo in me, il mio cuore, la mia anima, è ancora lì, da Victor e con Victor, per sempre, fino a che non crepo!

Salgo di nuovo le scale, con foga, velocemente.

La porta del suo appartamento. Di nuovo. Avrà chiuso a chiave? Spingo piano la maniglia… è ancora aperto. Faccio piano, non voglio che si accorga subito della mia presenza, che mi sbatta fuori di casa senza nemmeno aver ascoltato quello che ho da dire… che silenzio… cammino… fino al salotto… dove l’ho lasciato, dove lui sta ancora. sdraiato a terra, sul pavimento, gli occhi gonfi di pianto e le lacrime che ancora gli rigano il volto. Anche a me, le lacrime continuano a scorrere… ma perché piangi, Victor? Non sono stato io a lasciarti… perché, Victor…?

-         Nicolaj… - singhiozzi.

Non ti sei ancora accorto della mia presenza e fai come se non ci fossi, continui a piangere, senza ritegno, convinto che io non possa sentirti né vederti… mi dispiace, Victor, ma io te l’avevo detto di chiudere sempre a chiave. Perché mi lasci se poi piangi per me? Mi avvicino a te e mi inginocchio al tuo fianco. Solo allora tu apri gli occhi e mi vedi.

Dolore, sorpresa, rabbia, confusione, si accavallano nei tuoi occhi, in lampi lucenti.

-         Che cazzo ci fai ancora qui?! – gridi, con la voce interrotta da ansimi e roca.

-         Ti amo. – ti dico semplicemente, tra le lacrime – e tu piangi per avermi lasciato.

Non dici niente. Ti prendi la testa tra le mani, freni le lacrime e ti asciughi le guance. Ti alzi in piedi. Mi accorgo solo allora che tutte le finestre sono aperte. Non hai freddo, pezzo d’imbecille?! Mi affretto a chiuderle e ti seguo, in cucina.

 

Victor

 

Quel cretino è tornato mentre piangevo come una donnetta rincoglionita e non me ne sono accorto! Che idiota… non posso più fingere, devo spiegarli tutto, ma gli farà male… dio mio, come reagirà?

-         I tuoi genitori… mi hanno detto – prendo fiato, mi soffio il naso con un pazzo di carta trovato a casa e continuo, sospirando – che non dovevo più vederti altrimenti loro… non avrebbero più visto te.

Non ho la forza di guardarti. Sarebbe troppo doloroso. Maledizione, perché devo essere io a darti la notizia?! Mi decido a voltarmi… e tu mi stai fissando, tranquillo, sereno, come se non ti interessasse.

-         L’hanno detto anche a me, oggi. – mi dici, in un soffio, tranquillo – e io ho fatto la mia scelta.

Mi avvicino a te, ti stringo tra le braccia e tu ricambi, grazie, grazie, ho di nuovo ciò che amo, non lo perderò di nuovo, non voglio mai più perderlo… non ti lascerò mai più, Nicolaj…

Mi crogiolo, felice, gustandomi in silenzio il tuo respiro e il nuovo inizio della nostra storia. Chi se ne importa se è un peccato e finiremo all’inferno? Io ti amo, Nicolaj, e sbatterò questo in faccia a dio quando lo vedrò.no solo finzioni, magari te ne andrai e mi lascerai da solo, come sarai convinto



 

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