Disclaimer: Questi personaggi non mi appartengono neanche un po’. La signora Rowling ne dispone come meglio crede, io ci gioco a tempo perso, senza pretese e senza fini di lucro.
Harry
Potter e il cervello che non ha
parte XIII
di Sourcreamandonions
In cui ci si diverte troppo per non attrarre l’attenzione
Harry trascorse i giorni successivi senza cercare di avvicinare Draco. Lo vedeva ai pasti e spesso studiavano entrambi nel salone principale. Non gli rivolgeva mai la parola, solamente ogni tanto buttava l’occhio per guardare cosa stesse facendo e godersi la sua bellezza indisturbato. Stava attento a non farsi mai beccare ad osservarlo né dai suoi compagni né da Draco stesso. Tutto questo perché dopo l’ultima volta a Harry erano venuti due timori: il primo era che Draco si potesse stufare troppo in fretta della sua compagnia se non si fosse inventato qualcosa di interessante per intrattenerlo, e l’altro era che il suo sentimento per lo Slytherin potesse diventare pericoloso per se stesso. L’ultima volta che l’avevano fatto gli era venuta una crisi di depressione e la cosa non solo gli attirava le ire di Draco, che per qualche strano miracolo non gli aveva neanche spaccato la testa, ma lo faceva sentire senza speranza. Un conto era essere innamorati di uno stronzo, un conto suicidarsi anche quando ci si stava divertendo. Era il caso di darsi un contegno e Harry era più che certo che un po’ di sana astinenza, tipo un paio di giorni alla settimana, gli avrebbero fatto bene. Più o meno, cioè, tranne quando si sentiva morire in bilico tra la voglia e la solitudine e si chiudeva in bagno a riflettere. A volte piangeva, spesso finiva che si faceva una sega. Più spesso…
Comunque al quarto giorno di vacanza già non ce la faceva più a stargli a distanza di sicurezza, quella che lui stesso aveva definito come tale. Sentiva l’intimo, drammatico bisogno di averlo vicino, di passare un po’ di tempo con lui, al di là dello scopare che sì, sarebbe stato meglio se fossero finiti a letto, ma non era quella la priorità. Si sentiva contorto lui stesso quando pensava queste cose. Così tutte le sue energie nelle ultime 32 ore erano state investite in una più salutare occupazione: trovare un modo per far divertire Draco. La prima cosa che gli venne in mente, e la più logica, fu fare ciò che sempre ultimamente avevano fatto insieme con piacere. A parte quello. Fare magia, duellare, sfidarsi, mettersi alla prova, punzecchiarsi. Quello piaceva a Draco, che lui gli desse del filo da torcere; a Harry ormai il concetto era chiaro anche se non sempre tanto facile da applicare.
Il quarto giorno di vacanza, quindi, stava seduto con il libro chiuso (ormai aveva smesso anche di coprire la sua infermità mentale provvisoria con lo studio) a guardare Draco, le rotelle del cervello che sfrigolavano a tutta velocità, quando lo vide sbuffare e chiudere a sua volta il libro con un tonfo. Sembrava stufo da morire o infastidito per qualcosa. In apprensione seguì con lo sguardo i suoi movimenti e lo vide alzarsi, raccogliere le sue cose e uscire a passi lunghi e veloci dalla sala.
Rimase seduto indeciso sul da farsi per un po’, poi ritenne che quello fosse il momento giusto per agire. Se Draco era di cattivo umore era suo dovere farlo divertire. Un po’ gliel’aveva anche promesso. Determinato e con una bella idea balzana che gli frullava nella testa, Harry balzò in piedi, raccolse le sue cose a casaccio e se la filò a lasciarle in camera, dopodichè scattò la caccia a Draco.
Draco aveva passato quattro giorni a studiare. Il primo giorno di vacanza si era complimentato con se stesso. Era stato particolarmente produttivo e aveva svolto quasi tutti i compiti di Incantesimi che gli erano stati assegnati per le vacanze. Erano vaccate, ma almeno non avrebbe più dovuto preoccuparsene. Era molto carico e fortunatamente lo studio si rivelava anche un efficace alleato contro il tormento Potter. Se teneva la mente occupata quell’angoscia di un uomo… oddio, uomo… vabbè, lui, non sarebbe riapparso nei suoi pensieri ogni venti minuti spingendolo alternativamente al suicidio o a scoparselo selvaggiamente contro un muro. Solo al momento di coricarsi Potter tornò prepotentemente nei suoi pensieri. Draco ne addusse la causa al fatto che l’avesse visto solo un paio di ore prima a cena, quando per tutto il pasto gli aveva lanciato occhiatine di straforo che non si sarebbe saputo spiegare neanche da solo. O forse poteva essere dovuto al fatto che le lenzuola pulite gli ricordavano in qualche modo che la notte prima le aveva sporcate, e quindi tutto il resto. Era un dato di fatto, però, che poco prima di addormentarsi Potty gli fosse tornato a ronzare nel cervello con la sua risata isterica psicopatica e, peggio, il suo volto addormentato, proprio come quando Draco l’aveva osservato quella mattina. A ben vedere era disordinato e un po’ sciatto, ma non proprio brutto… Anzi, quando non era cosciente di sé e non faceva strane facce da imbecille era carino… Draco si era addormentato con l’amaro in bocca a quei pensieri, e il giorno dopo si era buttato su Pozioni.
Aveva sperato infatti che l’arcigno viso del professor Snape gli avrebbe cancellato i brutti ricordi. Poteva dire che avesse funzionato, almeno in parte. Aveva studiato alacremente una cinquantina di composti tra mattina e pomeriggio, ma verso le quattro era stato forzato a prendersi una pausa. Alzando gli occhi aveva notato che Potter, stranamente, stava studiando nel salone principale come lui. Stranamente perché prima di tutto stava studiando, attività che non gli risultava svolgesse se non di notte prima di una verifica o di un esame, spinto dalla paura di essere buttato fuori dall’unica scuola al mondo che lo volesse; in secondo luogo perché Harry sembrava fuggirlo, come se avesse timore a stargli vicino o a rivolgergli la parola, per cui era assurdo che si mettesse a studiare in quella sala, dove peraltro ognuno si faceva i cazzi propri e spesso si faceva casino, solo per bombardarlo di occhiate. Come se Draco non li sentisse, quegli sguardi furtivi fissi su di sé… Aveva la strana impressione di averlo intimorito un po’ la mattina precedente, perché se no, conoscendo il Gryffindor, si sarebbe spavaldamente ripresentato alla sua porta, ma di fare il consolatore degli afflitti proprio non se la sentiva, né di fare il primo passo e di andarlo a cercare. Ne avrebbe fatto a meno più che volentieri; anzi, gli sarebbe servito per provare a se stesso che scopare con Potter o no nella sua vita non faceva alcuna differenza.
Draco quella notte aveva fatto fatica ad addormentarsi perché continuava a tornargli in mente la sensazione di quando l’avevano fatto l’ultima volta. Era fastidiosa, o meglio bellissima ed eccitantissima. Preoccupante. Non aveva resistito ad un po’ di sana masturbazione prima di dormire.
Il terzo giorno era passato a fasi alterne. Draco aveva continuato ad applicarsi in Pozioni, anche perché Snape, con la magnanimità che lo distingueva dal resto del corpo docente, li aveva riempiti di compiti fino agli occhi e in particolare aveva assegnato ad ognuno di loro una relazione diversa su tutte le possibili controindicazioni e gli effetti collaterali di una serie di pozioni assurde, con annessi pericoli in caso di errato dosaggio di ogni singolo ingrediente. Insomma, rotoli di pergamena a non finire e ore di prove, tentativi e supposizioni. Per lo più quest’ultime, visto che usare i calderoni era una pratica strettamente limitata per ragioni di sicurezza. Draco aveva passato tutta la mattinata a scrivere l’introduzione alla sua relazione e fece anche in tempo a rileggerla e a compiacersene prima di pranzo. Dopodichè…il nulla. Aveva cominciato a frugare nei libri che aveva a disposizione, prendendo appunti su questo o quell’ingrediente, finchè gli si erano scaricate le batterie e aveva cominciato a disegnare distrattamente sul foglio, lo sguardo fisso sul libro ma la mente persa chissà dove. Non era cosciente lui stesso dei suoi pensieri, ma quando era tornato in sé aveva guardato la sua mano e l’aveva ritratta con orrore dal foglio. Eh sì, perché aveva disegnato quella maledetta cicatrice tipo una mezza dozzina di volte in tutte le dimensioni, e avrebbe potuto giurare di sentire in fondo alla gola il distintivo retrogusto di ricordo-Potter. Stava ancora pensando all’ameba dormiente. Sempre più preoccupante.
Aveva deciso di prendersi una pausa ed era andato a scartabellare i registri in biblioteca alla ricerca di qualcosa che lo stuzzicasse. La sua scelta alla fine era caduta su un volumone dall’aspetto trascurato, probabilmente preso in prestito precedentemente solo dalla Granger, dal titolo “Segni magici e anatomia”. Non aveva idea di cosa fosse, ma l’argomento lo attirava particolarmente e si era messo a sfogliarlo distrattamente, facendo cadere l’occhio qua e là tra le righe, soffermandosi sulle pagine dalle descrizioni più dettagliate, cruente o disgustose. Aveva scorso un paio di capitoli, scoprendo cose inutili ma interessanti, che erano sempre le migliori, quando era giunto a “Incantesimi e inconvenienti: marchi e cicatrici”. Il suo radar si era acceso immediatamente e la lettura di quel capitolo, peraltro enorme, lo aveva accompagnato fino a tarda notte, quando era crollato dal sonno. Era molto interessante, naturalmente, sapere quali fossero i segni distintivi della riuscita di un incantesimo su di un bersaglio, meglio se umano, ma le due parti che lo interessarono di più erano state aggiunte in un aggiornamento piuttosto recente, risalente cioè a una decina di anni prima. Una riguardava il Dark Mark dei Death Eaters e le sue proprietà, lettura che lo fece divertire un bel po’; l’altra era uno studio approfondito di una certa cicatrice a forma di fulmine a lui fin troppo famigliare. Le teorie raccolte dall’autore si sprecavano, ogni eminente personalità magica si era sentita in dovere di sparare la propria cazzata sulla cicatrice di Potter, ma alcuni suggerimenti sembravano avvalorare la sua tesi, e inoltre la ricerca era corredata di numerosi riferimenti a casi simili, naturalmente legati a incantesimi differenti. Draco si assorbì l’intero capitolo imparandolo praticamente a memoria senza neanche rendersene conto e, quando alla fine crollò dal sonno, sognò. Non gli capitava spesso di ricordare i propri sogni, ma quella notte i suoi pensieri erano a senso unico. Rivisse tutto il suo ragionamento sul legame tra Potter e Voldemort come se lo sentisse spiegato da una terza persona estranea e lo trovò credibilissimo; poi si ritrovò a letto, nel suo letto però, a Malfoy Manor, e con Potty tra le braccia che gemeva sotto di lui. Fu un sogno a dir poco coinvolgente, tanto che quando il mattino dopo si svegliò si espresse con la migliore sequela di parolacce che avesse partorito da un bel po’ di tempo, perché se proprio c’era una cosa che odiava erano le polluzioni notturne alla sua tenera età. Alla preoccupazione si aggiungeva la vergogna di sé.
Il quarto giorno fu un travaglio. La mattinata la passò a rimuginare svogliatamente sui libri senza neanche sapere su cosa concentrarsi in particolare, finendo per non combinare niente, specialmente con la gentile presenza di Potter sempre a non più di sei metri di distanza. Draco mangiò senza appetito quel giorno e con la voglia di fare tutt’altro, e quando alle tre circa si recò nuovamente nella sala comune e, invece di mettersi a studiare notò che a) Potter lo stava fissando con particolare spudoratezza, impedendogli anche volendo di ignorarlo, e b) la sua mente esaurita era combattuta tra andare a farsi una sega e studiare una personale teoria pratica sulla cicatrice di Potter e i suoi collegamenti con Voldemort, fece tilt completo. Indispettito e incapace di mantenere il controllo su se stesso raccolse con la massima fretta i suoi possedimenti e, pur cercando di non dar troppo nell’occhio, lasciò la stanza e si recò in camera sua. Frettolosamente abbandonò lì le sue cose e andò nel bagno dei prefetti, dove si autoimpose una doccia fredda. Dopo cinque minuti dalla doccia fredda la sua mente era molto più calma ma il suo corpo già reclamava di nuovo, tanto che dovette dargli un contentino. Infine, sospirando, si sdraiò cercando la posizione più comoda possibile sul suo letto e si concesse un’oretta di riposo.
Quando emerse di nuovo era già tardino, un’ora circa prima di cena. Non sapendo bene come impiegare quel tempo, si diresse verso il cortile interno per fare due passi sotto il portico e respirare un po’ di aria fresca. Anche quella gli avrebbe fatto bene. Con la massima calma e tranquillità salì le scale, girò l’angolo e…
Un raggio rosso lo mancò di pochi centimetri. Immediatamente si girò, bacchetta alla mano e sguardo assassino, e si guardò intorno cercando la fonte dell’incantesimo, ma non la trovò. Non c’era nessuno in giro. Sospettoso, fece per girarsi, pur mantenendo un occhio puntato verso il pianerottolo dietro di sé, e subito con la cosa dell’occhio vide qualcuno – e chi poteva essere, se non l’ameba? – lanciargli nuovamente l’incantesimo di prima. Draco si spostò giusto in tempo per evitarlo grazie ai suoi riflessi e si voltò per rispondere all’attacco. Sentì dei passi in corsa allontanarsi per il corridoio che si estendeva ad angolo retto rispetto a dove si trovava lui. Draco non se lo fece ripetere due volte; quella era guerra e lui non si sarebbe certo tirato indietro. Potty era ufficialmente morto.
Con un ghigno divertito stampato in volto si lanciò all’inseguimento. Riuscì a vedere Potter che correva in fondo al corridoio e gli lanciò dietro uno Stupeficium, ma lo mancò e il Gryffindor girò l’angolo. Draco si spostò dal centro del corridoio continuando a correre e a ragione, perché qualche secondo dopo Potter fece capolino da dietro l’angolo rispondendo con lo stesso incantesimo ma senza prendere la mira, quindi mancandolo miseramente. Draco non smise di correre e sentì che dietro l’angolo anche Potter aveva ripreso la sua fuga. Girò l’angolo anch’egli, bacchetta alla mano già alta per lanciare l’ennesimo incantesimo, ma non lo vide più. Si fermò, tendendo l’orecchio per udire i suoi passi echeggiare in lontananza, ma niente. Doveva essersi infilato in qualche stanza. Cautamente, si avvicinò alla prima porta che si apriva sul corridoio e la spalancò. Diede uno sguardo rapido all’interno ma non vi era traccia di Potter. A passi veloci si avviò verso la seconda porta, la aprì e ispezionò velocemente la stanza, senza trovarvi nessuno; contemporaneamente, però, vide un movimento alle sue spalle e solo per un pelo riuscì a lanciarsi all’interno della stanza e a chiudere la porta dietro di sé, giusto in tempo per farsi da scudo contro il compagno che se la stava svignando tornando sui suoi passi, coprendosi la fuga con un Petrificus Totalus.
Draco sogghignò, sempre più stimolato dalla caccia. Potter doveva essersi nascosto dietro a una delle statue del corridoio. Furbo… Senza indugi ripartì e riuscì a scorgere il Gryffindor che girava in direzione del portico esterno, e quindi del cortile. Senza pensarci due volte, Draco aprì una delle finestre del corridoio e guardò giù, poi si issò sul davanzale e saltò giù, atterrando due metri più sotto in mezzo al cortile, tagliando così la strada al ragazzo moro che per poco nella sua fuga non andò a sbattergli addosso.
Draco fece due passi nella neve verso Harry, ancora sogghignando ma con la bacchetta alzata e puntata.
“Bene bene… Adesso Potty devo ucciderti, come si fa?”
Harry si guardò attorno cercando una via di fuga abbastanza riparata senza trovarla.
“No, dai… Se mi uccidi chi ti tiene compagnia per il resto delle vacanze?” ridacchiò Harry, prendendo tempo.
Draco fece una faccia pensierosa.
“Mh…” di colpo la sua espressione divenne rassegnata. “Pazienza. Adoro la solitudine.”
Harry ritenne che ci fosse poco da perdere tempo se non voleva essere colpito, e sapeva che Draco ridendo e scherzando non si sarebbe trattenuto dal fargli un male porco. Improvvisamente scattò in avanti, caricando Draco e atterrandolo nella neve soffice, che fece loro da provvidenziale materasso nella caduta.
“Cazzo… Giuro che ti ammazzo!” esclamò Draco, ma la sua voce era tutt’altro che arrabbiata. Era palese quanto il giochino lo stesse divertendo.
Harry si affrettò a mettersi a carponi su Draco, impedendogli di alzarsi.
“Preso,” esclamò quando ristabilì contatto visivo con lo Slytherin.
Poi abbassò la testa e lo baciò sulle labbra.
Draco aspettava quel momento da un po’. Con Potter sesso e lotta libera si coniugavano alla perfezione. Trattenne il Gryffindor e approfondì il bacio, lasciando sfogare un po’ dell’eccitazione che aveva soppresso in quei quattro giorni, e si stupì quando il ragazzo sopra di lui gli diede un potente pizzicotto su di un fianco.
“Ah!” esclamò, mentre Harry, ridendo come un matto, scattava in piedi e correva nella neve verso la porta d’accesso al cortile interno. “Ora ti prendo e ti stupro!” gli urlò dietro.
“Ooh…” gli urlò Harry, girandosi a guardarlo rimettersi in piedi a sua volta e prepararsi all’ennesimo inseguimento.
Vide Draco ripuntare la bacchetta contro di lui mentre correva e affrettò il passo, inforcando la porta alla cieca e…
Non gli fu subito chiaro cosa fosse successo. Era come rimbalzato contro un muro, ma morbido. Mentre se ne stava intontito per terra, dov’era caduto dopo l’impatto, vide un raggio di luce rossa passargli sopra e andare quasi a schiantarsi contro il professor Lupin, che stava osservando sia lui che Draco stupito e solo per un pelo evitò il colpo, peraltro piuttosto potente perché fece un botto notevole contro il muro alle sue spalle.
“Ragazzi!” esclamò il professore in tono di rimprovero.
Harry si affrettò a rialzarsi e a ripulirsi i vestiti mentre Draco ritirava la bacchetta e si riassettava a sua volta.
“Ma siete impazziti?” continuò il professore con cipiglio sempre più severo. “Vi rendete conto che potevate far del male a qualcuno? Meno male che ho sentito le risate dalle scale e sono venuto a controllare cosa stesse succedendo…” Con una mano tolse un po’ di neve dai capelli di Harry, poi proseguì. “È inammissibile che due studenti come voi, al sesto anno, si permettano divertimenti simili. Malfoy, mi stupisco di te. Sei anche prefetto!”
Draco fece una faccia di sufficienza, come se le parole del professore lo stessero toccando a malapena di striscio.
“Hai poco da fare quella faccia. Uno Stupeficium come quello avrebbe steso un ragazzino del primo anno per tre giorni. Non posso neanche immaginare da dove ti sia saltato fuori. Comunque questa non la passate liscia. Tolgo a entrambe le vostre case trenta punti-”
“Trenta?!” esclamò Harry contrariato.
“-trenta punti per gioco pericoloso. E per quanto ti riguarda, Malfoy, parlerò al professor Snape di questo increscioso incidente, così che pensi a spiegarti quanto inopportuno sia stato il tuo comportamento. Forse almeno lui avrà il potere di farti ascoltare tre parole in più di quanto riesca a fare io…”
Draco non sembrava né impaurito dall’eventualità di parlare con Snape, né particolarmente colpito dalla sfuriata del professor Lupin. Si limitò a scrollare le spalle e ad appoggiarsi con la schiena ad una delle colonne del porticato.
Il professore si voltò a guardare Harry.
“Quanto a te, desidero che tu mi segua immediatamente nel mio studio. Dobbiamo parlare un po’.”
Detto questo si girò e si avviò verso il luogo indicato. Harry lanciò uno sguardo impotente verso Draco, che lo salutò ironicamente con la mano, e seguì Lupin a testa bassa.
Una decina di minuti dopo erano nel suo studio, Lupin appoggiato alla cattedra e Harry seduto sulla sedia che vi stava di fronte. Ci fu un lungo silenzio imbarazzato e teso, poi il professore ruppe il ghiaccio.
“Ti rendi conto, Harry, che il tuo comportamente ultimamente sia diventato…come dire…bizzarro? Sei scostante a scuola, con gli amici, ti metti in luce per azioni di disturbo pubblico. Non so proprio cosa ti stia capitando, ma non puoi assolutamente continuare così.”
Vi fu un momento di silenzio, in cui probabilmente Lupin si aspettava una risposta da Harry.
“Professore,” iniziò il ragazzo, “io…non so…”
“Lo so, lo so. Io ti capisco. Alla tua età è difficile rimanere confinati qui tutto l’anno senza possibilità di sfogo, senza vedere altre persone. Pensi che io non mi ricordi i miei anni di scuola? Ci siamo passati tutti. Però non puoi lasciare che questo comprometta la tua riuscita a scuola. Anche questo nuovo rapporto nato tra te e Malfoy…”
Harry trasalì.
“Che… Che rapporto?” chiese spaventato.
“Ma sì, sembra che quest’anno non vi sia più tra voi il consueto odio. Ok, vi siete pestati giusto un paio di mesi fa, ma ora mi sembrate in tregua. A dire la verità mi sembri più affiatato con Draco che con Ron. Non mi sarei mai aspettato di trovarti a rotolare nella neve e a fare duelli di magia con lui; pensavo che durante queste vacanze saresti tornato ai soliti buoni rapporti con il tuo compagno di camera. Invece sembra che ancora vi ignoriate a vicenda. Mi chiedevo se non fosse proprio Draco ad aver avuto un’influenza negativa su di te…”
“Draco non c’entra niente!” esclamò Harry.
Lupin lo guardò sorpreso.
“Dici di no, eh? Beh… È una mia impressione o ultimamente state sempre appiccicati? Confabulate, vi picchiate, vi appartate… Non so che pensare.” Il professor Lupin sembrava in imbarazzo ora. “Voglio dire, so come funziona. L’ho già visto succedere, tutti questi ormoni in circolo e nessuno su cui sfogarli, chi meglio di me potrebbe capire cosa ti gira in testa, dopo che ho assistito in prima fila a…” Lupin sembrò tentennare.
Harry cercò di fermare il delirio del professore.
Timidamente disse “Professore, non capisco di cosa-” ma Lupin lo interruppe, continuando il suo discorso.
“Cioè, dopo aver visto coi miei occhi e sentito i commenti e le confidenze in prima persona di… Ma forse non dovrei dirtelo… Vabbè, ormai, vista la situazione non può che farti star meglio.” Improvvisamente mise una mano sulla spalla di Harry, come se gli stesse per fare un discorso particolarmente serio e importante. “Ricordo bene com’erano tuo padre e Sirius alla tua età, tu e Draco me li ricordate tanto, ma temo che una storia tra te e quel ragazzo non avrebbe gli stessi risvolti positivi-”
“Mio padre e Sirius?” lo interruppe Harry, rifiutandosi di capire.
“Sì, è vero, non potremmo dire che la relazione tra James e Sirius li abbia lasciati incolumi, ma erano entrambi due teste calde, se li metti insieme fanno il botto. Non hai idea di quanti problemi mi abbiano dato per coprirli, quante volte si sarebbero fatti beccare nei posti più assurdi se io non avessi provveduto a far loro da palo. Ma questo ormai è passato, ciò che conta è che tu stia bene e a me non sembra che questa storia con Malfoy possa giovarti in alcun modo. Mi sbaglio, Harry?”
Harry fissò a bocca aperta il professore che lo guardava con aspettativa. Non sapeva se essere più sconvolto per la rivelazione che gli aveva appena fatto su suo padre e Sirius o se per il fatto che desse ormai per scontata la natura del suo rapporto con Draco. Possibile che i suoi sentimenti fossero tanto evidenti?
Lupin sorrise esitante, inclinando la testa. Sembrava proprio si aspettasse una risposta. Harry chiuse la bocca e la riaprì, ma si sentiva la gola secca. Richiuse la bocca e deglutì, riflettendo su cosa avrebbe dovuto dire. Alla fine scosse la testa.
“Io non… Sinceramente, non so cosa dire.”
Il sorriso di Lupin si allargò sollevato.
“Non ti preoccupare, capisco, anzi, se avrai bisogno di qualcuno con cui confidarti sappi che io sarò sempre disponibile. Sono la persona più vicina ai tuoi genitori che ti sia rimasta e non voglio che tu ti senta solo e trascurato. Non importa che tu mi dica qualcosa ora, mi basta sapere che tu hai capito i tuoi errori e che non si ripeteranno.”
Il sorriso sul volto del professore dimostrava come si sentisse orgoglioso di se stesso e della sua nuova posizione di genitore premuroso.
Il ragazzo attese un attimo, poi mormorò “Ora posso andare?”
Lupin scattò in piedi.
“Certo, certo Harry. Va’ a riposarti un po’, tra poco sarà ora di cena.”
Harry annuì, contento di potersela filare, e salutando brevemente il professore si dileguò dal suo studio. Non appena fu fuori trasse un respiro di sollievo. Non che il peso del suo discorso si fosse alleggerito, ma se non altro non era più sotto terzo grado.
“Allora? Ti ha messo in castigo?”
Harry trasalì.
Draco sbucò fuori da dietro un’armatura lì vicino. Gli si avvicinò casualmente e Harry si rilassò un po’, vedendo che si trattava dell’unica persona che avrebbe voluto incontrare. E poi era carino che l’avesse aspettato fuori. Avrebbe potuto andarsene per i cavoli propri.
“No…” mormorò Harry, incamminandosi.
Draco lo seguì, tenendosi al suo fianco. Quando si furono allontanati abbastanza dallo studio del professor Lupin Harry sospirò e si appoggiò al muro.
“Che c’è?” gli chiese Draco guardandolo scivolare contro il muro fino ad afflosciarsi per terra abbracciandosi le ginocchia.
“Tutta questa tensione emotiva mi ha esaurito,” sospirò Harry nascondendo il viso tra le braccia.
“Non è che tu dimostri grande tempra…” lo canzonò Draco, ma non si mosse, attendendo che si riprendesse.
Alla fine Harry rialzò la testa.
“Tu lo sapevi già, vero? Me l’avevi già detto quel giorno, quando ti sei incazzato di brutto…”
Draco non capì a cosa si riferisse il Gryffindor e si spazientì.
“Mmm, Potter, di che cazzo stai parlando?”
“Di mio padre e Sirius. Tu lo sapevi già che avevano avuto una storia ai tempi della scuola, vero?”
Harry alzò gli occhi a cercare quelli di Draco.
Lo Slytherin sogghignò.
“Allora è vero!” esclamò gioioso, poi vedendo che il compagno non stava festeggiando per niente si sedette accanto a lui per terra e disse “Mio padre mi aveva fatto dei commentini, ma niente di più. Pensavo fossero sue supposizioni infondate, non avrei mai immaginato che fosse la verità.” Si fermò a riflettere un attimo e aggiunse, quasi parlando con se stesso “Forse dovrei riconsiderare qualche commento al vetriolo di mio padre…”
Harry lo guardò depresso.
“Mi fa strano… Non capisco, è come se…fosse sbagliato, capisci? Vabbè, inutile parlarne…”
Draco avrebbe voluto poter dire qualcosa per sciogliere l’atmosfera plumbea, perché quel pomeriggio con Potter si era divertito e avrebbe voluto concluderlo in bellezza.
Dopo un po’ gli diede una pacca su un ginocchio e gli disse “Sarà meglio andare a prepararci per la cena. È la vigilia, temo uniranno i tavoli. Ti dovrò mangiare praticamente seduto vicino, Potty. Quanto odio il Natale…”
Agilmente si alzò, allungando poi una mano a Harry, che accettò l’aiuto volentieri. Si ritrovò faccia a faccia con Draco e per un secondo lo fissò negli occhi, prima che le loro bocche contemporaneamente si cercassero e s’incontrassero in un lungo bacio profondo e lento. Quando si ritrasse Harry si sentiva prepotentemente arrossito e si sistemò gli occhiali. Draco si limitò a fare un sorriso sornione.
“Chissà che ti scappi una visitina dalle mie parti stanotte…” sussurrò con voce profonda e seducente che lo fece tremare per l’eccitazione.
Poi si voltò e, con passi lunghi ma lenti, si allontanò per il corridoio in direzione dei sotterranei, lasciando Harry a fissarlo estasiato. Incredibilmente quel pomeriggio aveva avuto risvolti inaspettati. Finalmente quella notte si sarebbero visti! Harry attese che Draco si fosse allontanato abbastanza da non poterne più sentire i passi, poi fece un salto cacciando un urletto di gioia e, guardandosi intorno per essere sicuro che nessuno l’avesse visto, si diresse velocemente in direzione di camera sua. Doveva rendersi guardabile.
Da dietro l’angolo più lontano, Draco alzò gli occhi al cielo sconsolato, scosse la testa sorridendo e si allontanò in direzione dei sotterranei.
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