Non Chiedermi Niente
di Akira14
*fic in gara al
Concorso Original & Slash
del FORUM YSAL
Hannah. Sì, era lei
che era mancata più di tutti.
Gli era mancato il suo dubbio gusto in fatto d’abbigliamento, la sua
timidezza e insicurezza, i suoi lunghi discorsi che giravano sempre attorno
al punto senza mai arrivarci, pieni di termini dei quali la maggior parte
della gente non conosceva nemmeno l’esistenza.
Il suo considerare la solitudine non come se fosse un peso, ma una
condizione che a volte poteva anche essere assai piacevole. Diceva che,
mettendo le cose nella giusta prospettiva, avere un po’ di tempo da dedicare
a se stessi non era poi così male. Non era la disgrazia che temeva lui.
Sì, Bright proprio non capiva che ci potesse essere di bello nel starsene
soli. A lui piaceva essere circondato dal fracasso della gente,
chiacchierare ai party sui drammi della vita con persone che probabilmente
non avrebbe mai più rivisto, perdersi nei baci di una bocca sconosciuta,
assaporare la sua pelle, e possedere il suo corpo per una notte soltanto.
Sapendo che la prossima volta entrambi sarebbero stati con qualcun altro.
Creare legami stabili? Oh no, non gli interessava minimamente.
Dopo la morte di Colin si era ripromesso che non si sarebbe mai più
appoggiato. A cosa gli serviva un solo amico quando poteva spassarsela con
una miriade di conoscenti?
Eppure si era ritrovato a litigare con quello sfigato di New York perché,
tra il fatto che si avvicinavano le audizioni per la Julliard e l’essere il
ragazzo di sua sorella, l’aveva bellamente trascurato. Che ci trovava poi in
quella mocciosa egocentrica e piagnucolosa era per lui ancora un mistero.
D’altronde da buon fratello maggiore, come ragazzo per sua sorella tra uno
spacciatore di droga ed un pianista in erba preferiva quest’ultimo e quindi
aveva avuto il dovere morale di aiutarli a mettersi insieme.
Una preoccupazione in meno, visto che nonostante i suoi innumerevoli difetti
Ephram era pur sempre un ragazzo straordinario, il meglio che potesse
augurare a sua sorella. A chiunque in verità.
Ma torniamo ad Hannah. Lui non ci trovava nulla di strano se non voleva che
una sua amica si sprecasse con uno sfigato, era stato lo stesso per Ephram
con Madison, tutte le volte che ascoltava i racconti di quanto lo trattava
di merda avrebbe voluto andare a rifarle quel suo faccione. Così voleva
rifare i connotati anche a Topher, che non era capace di comportarsi da uomo
con Hannah…Che c’era di così insensato?
Amy, però, insisteva notte e giorno che suo fratello era innamorato della
ragazza del Minnesota.
Innamorato, che parolone. Ed anche Ephram ci si era messo, dello stesso
avviso della sua amata. Lui, sebbene fossero poco più di tre anni da quando
i Brown erano trasferiti ad Everwood, lo conosceva meglio di chiunque altro.
A volte Bright era convinto che a forza di leggere manga avesse acquisito
qualche potere telepatico. Indi, se anche lui sosteneva questa opinione,
magari poteva essere che fosse la verità. Solo che Bright non l’aveva mai
ammesso a se stesso.
Filava, no?
Per capire cosa veramente sentisse, quindi, si era presentato sotto il suo
porticato. Le aveva fatto il discorsetto che si era preparato a casa “L’anno
scorso, la prima volta che ci siamo incontrati mi hai detto di essere
innamorata di me. Lì per lì, è stato strano ed imbarazzante. Poi abbiamo
cominciato ad uscire come amici, e all’improvviso ti sei fatta
interessante…” e poi, dando un taglio alle cavolate, l’aveva baciata.
Niente farfalle nello stomaco, niente brividi giù per la schiena. Niente di
niente.
L’aveva attribuito al fatto che in fondo lui aveva baciato tante di quelle
ragazze che ormai era difficile che si emozionasse per così poco…Ancora
perso nei suoi pensieri l’aveva lasciata partire, senza nemmeno chiederle il
numero di cellulare o la sua e-mail, ed ecco si era ritrovato tutta l’estate
ad aspettare che fosse lei a farsi sentire.
Giusto qualche giorno prima Ephram se n’era partito alla volta dell’Europa,
ragion per cui non aveva nessuno con cui distrarsi. E da quando a sua madre
era stato diagnosticato quel cancro di voglia di far festa gliene era
rimasta ben poca.
Sì, forse con la scusa di accompagnarci il suo amico sarebbe riuscito ad
andarci e magari si sarebbe anche divertito, ma di sua spontanea volontà gli
pareva un vero e proprio crimine. Per la stessa ragione aveva declinato
l’offerta di Ephram in farmacia. Aveva sentito un fremito all’idea di
andarsene con lui a zonzo per l’Europa. Di starsene mesi SOLO con Ephram. A
posteriori, si era ritrovato ad ammettere che lo aveva esaltato molto più di
quel bacio con Hannah.
Ma era lei che gli era mancata sopra ogni altra cosa. Sì.
Non importava se quella stessa descrizione di ciò di cui aveva provato
nostalgia potesse adattarsi benissimo anche al giovane Brown. Non era un
particolare rilevante se ben sapendo che si trovava a decine di migliaia di
chilometri di distanza, lo vedeva dappertutto. O se quando guidava il suo
furgone rivedeva sul retro la sua bicicletta, e con un sorriso ricordava di
quando lo aveva stuzzicato subito dopo il fallimento all’esame di guida sul
fatto che dovesse prendere al più presto la patente dicendogli che lui aveva
un’immagine da mantenere e non poteva continuare a dare passaggi ai perdenti
di Everwood. Ed era un caso che quando vagava senza meta si ritrovasse a
quella vecchia fermata del treno ormai in disuso o che se si sedesse nel
medesimo punto dove lui ed Ephram avevano considerato che in fondo la loro
amicizia era nata proprio su circostanze piuttosto lugubri.
Sulla morte di Julia Brown, perché se non fosse mai accaduta, Ephram se ne
sarebbe rimasto a New York.
Sulla morte di Colin, perché se non fosse mai accaduta, Bright ed Ephram
sarebbero rimasti nemici per sempre. Invece proprio perché Ephram aveva
provato il dolore della perdita sulla propria pelle era stato in grado di
essere un sostegno per lui. Se l’incidente del quattro luglio 2002 non fosse
avvenuto lui non avrebbe mai cercato la compagnia di un tipo del genere.
Uno che rispondeva a tutti gli stereotipi possibili dell’asociale.
Il piano nell’ultimo anno era stato un’appendice del suo corpo, e questo
faceva di lui un geek.
Quando non era al piano stava a smanettare sul pc, il che lo rendeva un nerd.
E con i soldi che spendeva in manga e in action figure ci si sarebbe potuto
sfamare un intero villaggio africano per mesi. E poi sapeva vita, morte e
miracoli di ogni disegnatore…Cos’era se non un otaku?
Bright era stato un ottimo giocatore di basket ed Ephram non riusciva a
palleggiare nemmeno per tre secondi.
Insomma, non c’era persona più agli antipodi rispetto a Bright che Ephram.
Forse Hannah. Ma Hannah era una donna, le donne erano un mondo a parte per
loro natura, quindi non contava.
Eppure da quando gli aveva affidato il compito di tenere d’occhio sua
sorella, essendo conscio del debole che l’altro aveva per Amy fin dal primo
giorno in cui si erano fatti vicendevolmente un occhio nero, erano diventati
sempre più inseparabili.
Questo prima che Ephram si fissasse nuovamente con quel maledettissimo
strumento. Anche ora ogni volta che vedeva un pianoforte gli veniva voglia
di prendere una mazza da baseball e distruggerlo in mille minuscoli
pezzettini. Cioè essere messi in secondo piano per un essere vivente può
anche starci, ma per un cazzo di oggetto!
Non lo aveva accettato, non lo accettava ora e non l’avrebbe mai
accettato…Ma forse questo l’aveva già detto, vero? Be’, ribadire un concetto
non nuoce a nessuno.
Tutti con lui lo facevano, come se a dispetto del suo nome non fosse affatto
brillante e avesse bisogno di sentire più volte le cose prima di afferrarlo.
Tutti tranne Ephram. A volte gli parlava lentamente, come si fa ad un
bambino, ma si trattava più di un modo d’indispettirlo, non di una seria
convinzione che lui non lo capisse. Naturalmente, quando era diventato lo
zerbino di sua sorella si era fatto leggermente influenzare dall’opinione
che lei aveva del fratello, e questo era stato un altro motivo d’attrito.
Ma ormai era tanto inutile rinvangare gli amari ricordi quanto riportare in
superficie quelli belli.
Gli rodeva solo che proprio quando era stato più a portata di mano, quando
era stato simile a lui come mai prima di allora, anche lui solo e senza
prospettive future, arrabbiato con il resto del mondo ad eccezione di Bright…Gli
era sfuggito e se n’era volato a Londra.
Perché lo aveva lasciato andare, perché non gli aveva detto che aveva
bisogno di lui?
Era Hannah che gli mancava, però, lei e nessun altro.
Chiunque avesse sostenuto il contrario non lo conosceva affatto. Perché
diavolo non doveva sperare che ogni volta che squillava il telefono di casa,
il cellulare suo o quello di Amy si trattasse di Ephram?
Voleva solo essere sicuro che fosse vivo e vegeto. Per tutto l’oro del mondo
non avrebbe mai voluto rivivere il sette luglio. Meglio avere costanti
aggiornamenti, se non con chiamate almeno con un SMS.
Dio solo sapeva com’era stato essere svegliato da sua sorella nel cuore
della notte, vedere sullo schermo il panico dopo lo scoppio delle bombe e
sentire l’irreale silenzio nelle strade…E temere che lui potesse trovarsi
proprio laggiù, che avesse potuto prendere proprio quella linea
dell’Underground.
Tanto più che il suo cellulare non prendeva. Né lui né Amy erano riusciti a
dormire, e non aveva mai atteso tanto qualcosa (forse solo il risveglio di
Colin dal coma) quanto la risposta di Ephram al suo “Ehi? Tutto bene? Non
sei più a Londra, vero?”
“Tutto bene, a parte che qui a Roma si muore di caldo…No, sono partito ieri
sera dall’Inghilterra, non te l’avevo detto?”
‘Evidentemente no, idiota!’ avrebbe voluto rispondergli, ma se l’era
risparmiato.
Solo vederlo tornare a casa tutto intero o almeno sapere che laggiù si
trovava bene, era solo questo. Preoccupazioni più che comprensibili dal
momento che si trattava del suo migliore amico, no?
Per questo non c’era giorno che non pensasse a lui, anche per i motivi più
assurdi come quel cartellino spiegazzato della Pizza Express, che doveva
essere il più caro ad Ephram visto che non mangiava altro che pizza
d’asporto dalla mattina alla sera. Tutto dovuto ad un’eccessiva apprensione
nei suoi confronti. L’avesse avuto lì con lui, manco l’avrebbe degnato di
mezz’oncia delle sue preziose riflessioni.
Già.
Ed ora aveva visto venti persone interessate al suo appartamento, ma a
nessuna avrebbe dato la camera di Ephram. Metti che lui fosse tornato? Dove
l’avrebbe fatto dormire, nello sgabuzzino? O nel suo letto?
Spendendo due parole sulla sua nuova sistemazione, mancavano solo più due
cose per renderla perfetta: un bel televisore al plasma e un frigorifero
rifornito. Siccome i soldi per il televisore non ce li aveva ma dal momento
che tutti erano troppo occupati ad organizzare il matrimonio che si sarebbe
svolto tra una settimana, giorno più giorno meno, per notare la mancanza di
qualcosa dalla dispensa in cantina, perché non fare razzia?
Era sceso di soppiatto, concentrato sul non fare alcun rumore sospetto. Così
concentrato che si era completamente dimenticato del gradino preferito dai
tarli ed invece di saltarlo come avrebbe sempre fatto, ci aveva posato sopra
tutto il suo dolce peso e si era fatto il resto della scala in caduta
libera.
Non aveva nemmeno avuto il tempo di accendere la luce prima di cadere e
doveva aver perso i sensi per qualche secondo perché la porta era stata
chiusa. Probabilmente suo padre aveva chiesto se c’era qualcuno e non
sentendo alcuna risposta, perché lui era svenuto, aveva tranquillamente
richiuso la porta.
C’era una ferita sulla sua nuca, ed il sangue continuava a fuoriuscirne. Non
poteva sapere se fosse una perdita copiosa oppure no, s’accorgeva solo che
non accennava a fermarsi! Doveva aver preso proprio un bel colpo su quei
gradini. Tra l’altro si sentiva totalmente intontito, con ogni arto del suo
corpo che pesava dieci quintali.
Stava morendo? Era davvero destinato a passare a miglior vita in un modo
tanto assurdo?
Non poteva! Se proprio era venuto il suo momento almeno avrebbe voluto avere
accanto…Chi?
Perché gli veniva in mente proprio Ephram? Avrebbe allietato gli ultimi
attimi, l’avrebbe fatto ridere perfino di fronte alla Nera Signora, e la
fiducia che sapeva che Ephram aveva nei suoi confronti l’avrebbe aiutato ad
affrontarla con ostentato coraggio.
Per quale assurda ragione cadere nel sonno eterno perso dentro agli occhi
del suo amico avrebbe dovuto essere più auspicabile di perire chiedendosi se
Hannah arrivasse almeno alla terza di reggiseno? O magari pure constatandolo
di persona?
Piuttosto avrebbe bramato appurare se davvero Ephram baciava tanto bene da
meritare quelle continue lodi sul diario di sua sorella. Ne era stato
tentato, a volte, giusto per contraddirla. Ed anche perché aveva delle
labbra fottutamente baciabili quel ragazzo, diciamocelo. Soprattutto quando
faceva quel suo mezzo sorriso strafottente.
Non ne aveva mai avuto il coraggio, ma ora cosa avrebbe avuto da perdere se
non avrebbe visto l’alba di un domani?
Niente, dannazione!
Ma lui non c’era.
“Bright?” quella che gli parve essere una voce maschile lo chiamò. Non si
era accorto che mentre ponderava gli ultimi desideri da condannato a morte,
qualcuno aveva sceso le scale e si era chinato vicino a lui. Vide solo degli
occhi azzurri illuminati dalla fioca luce dalla finestrella che dava sul
marciapiede. La lampadina doveva essersi fusa. Accarezzò dolcemente la
guancia di quell’ombra “Ephram?”
“Non so se sentirmi lusingato per poter passare per un giovane di nemmeno
vent’anni, o offeso per poter essere scambiato per il figlio di quello
svitato di Brown…” Il tono di Harold era seccato, ma sulle sue labbra si era
disegnata la parvenza di un sorriso.
L’aveva aiutato ad alzarsi e l’aveva portato in cucina mentre blaterava su
che tale fortuna era stata che LUI avesse deciso di scendere in cantina
PROPRIO in QUEL momento. Poi, grazie al cielo, era andato a recuperare la
cassetta del Pronto Soccorso in bagno e l’aveva lasciato solo.
Solo a ridere di se stesso per aver potuto scambiare suo padre per il suo
migliore amico. O per aver sempre continuato a ripetersi che Hannah era più
importante di quest’ultimo, quando in realtà se avesse dovuto morire seduta
stante sarebbe stato lui che voleva avere al suo capezzale.
E le risate si erano presto trasformate in lacrime, per il dolore della sua
assenza. Quanti ricordi della loro amicizia all’improvviso in quelle
stanze…. Quella stessa cucina in cui lui sedeva adesso, era stata teatro di
più d’una delle loro cene, dei reciproci racconti delle loro odissee
amorose. Non riusciva più a sopportarne il peso acuto nel silenzio.
Poteva anche ammettere di amarlo, ma a che pro?
Meglio buttarsi fra le braccia di Hannah, quando lei fosse tornata.
Not-So-Bright non doveva complicarsi la vita correndo dietro a delle
chimere.
“Bright? Tutto a posto?” Suo padre lo aveva riportato alla realtà. Se solo
avesse potuto scomparire tutto con un battito di ciglia.
“No, e non chiedermi niente.”
Perché niente esisteva.
Perché Lui non c’era.
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